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LANUOVASTAGIOI
20 febbraio 2008
il destino dell'Unità
Non assegnata
Non sono potuto andare all'Unità day, ma ho inviato un messaggio:
"Quella dell'Unità è una voce importante per l'intera informazione italiana e per la storia della sinistra. La sua vita e il suo rilancio dovrebbero stare a cuore di tutti e mi sono particolarmente cari. Ho avuto la grandissima fortuna di dirigere questo giornale e ne conosco bene la qualità, anche per questo ritengo che vada ascoltato l'appello dei suoi giornalisti che rivendicano giustamente la salvaguardia dell'indipendenza e dell'autonomia dell'Unita".

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permalink | inviato da walter veltroni il 20/2/2008 alle 8:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (147) | Versione per la stampa
14 febbraio 2008
"Lascio il lavoro + bello"
POLITICA
E' arrivato nel pomeriggio l'arrivederci alla capitale di Veltroni. Il segretario del Pd, visibilmente commosso, si è dimesso da sindaco : "Ho dato tutto me stesso, questa esperienza ha travolto la mia vita". Applausi e strette di mano da tanti cittadini accorsi per dare il loro saluto all'ormai ex primo cittadino. Tra i presenti in Campidoglio anche Gianni Letta."E' stato un privilegio per me amministrare in questi 7 anni Roma. Ho dato tutto me stesso" e "mi auguro che Roma cresca sempre di più, unita e proiettata nel futuro". Così Walter Veltroni, nell'aula Giulio Cesare in Campidoglio, dà il suo addio alla carica di sindaco della capitale dopo aver firmato la lettera di dimissioni.

Tra i presenti nell'aula Giulio Cesare c'era anche Gianni Letta. Fuori dal Campidoglio, applausi, strette di mano e numerosi grazie da tanti cittadini accorsi per dare il loro saluto all'ormai ex sindaco della capitale.

Veltroni nel suo discorso, in una affollatissima aula del consiglio comunale, sottolinea più volte quello che è stato per lui la stella polare nei 7 anni di amministrazione capitolina e cioè rendere Roma una città unita. "Ho cercato di tenere unita questa città, cercando di riconciliarla anche nella memoria e non l'ho fatto per furbizia politica" ma, spiega Veltroni, "ho cercato di ricongiungere questa città nella memoria e anche socialmente, di unire una comunità che si è trasformata in questi 7 anni e lo abbiamo fatto insieme con i cittadini, con l'orgoglio di essere romani".

Veltroni, visibilmente emozionato, lascia il Campidoglio ringraziando tutti i suoi collaboratori, la giunta, i consiglieri di maggioranza e di opposizione: "questa esperienza ha travolto la mia vita. Roma è la mia vita e quando avrò finito la mia stagione attiva e girerò per questa città sentirò l'orgoglio di aver collaborato a renderla migliore".

Il nostor impegno in questi 60 giorni sarà sempre + intenso per la campagna elettorale. Ma continuate a seguirci anche sul nuovo social network, il PD Network .


24 gennaio 2008
Il comandante Bulow e il valore della libertà
POLITICA

Arrigo Boldrini non c'è più. Ho scritto per l'Unità questo ricordo.


Roma era stata liberata da due soli giorni. Il 6 giugno ’44, in Campidoglio, nasceva l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia: mentre il nord del Paese attendeva ancora la libertà, c’era già, in chi per essa si stava battendo contro tedeschi e fascisti, il pensiero del dopo, della ricostruzione, dei valori che avrebbero dovuto animare la nostra democrazia, che avrebbero dovuto diventare patrimonio delle nuove generazioni di italiani. «Eravamo profondamente convinti che la nostra esperienza, con le sue luci e le sue ombre, potesse essere di esempio per far comprendere il valore della libertà, il rischio di perderla, il sacrificio che occorre per riconquistarla; per far nascere nelle coscienze la volontà di affermarla, difenderla, arricchirla».

Così ha raccontato quel momento, diversi anni dopo, Arrigo Boldrini, il comandante Bulow.

Dire che con lui se ne è andato un pezzo della nostra storia davvero non è una esagerazione. La foto che lo ritrae mentre riceve, in una piazza della sua Ravenna tornata libera anche grazie a lui, la medaglia d’oro al valor militare dal generale McCreery, comandante dell’VIII Armata britannica, è tra quelle che rappresentano meglio il ruolo che la Resistenza ebbe per far uscire l’Italia dal buio della dittatura e della guerra. Le parole con le quali Boldrini raccontava l’aspirazione di chi diede vita all’Anpi sono tra quelle che raccontano meglio il senso dell’impegno, suo e di tante donne e uomini della sua generazione, per dare forza ai principi e ai valori sanciti dalla Costituzione della Repubblica, come ieri ha ricordato il Presidente Napolitano.

Quei principi, quei valori, Boldrini aveva contribuito prima a renderli possibili, combattendo come partigiano, e poi a delinearli, ad affermarli, nelle file del Pci sui banchi dell’Assemblea Costituente, dove al mattino ci si scontrava in maniera dura sulla politica, ma al pomeriggio, discutendo della Carta fondamentale di tutti gli italiani, ci si rispettava, e non c’era contraddizione tra l’essere appassionatamente di parte ed essere capaci di trovare un’intesa al di sopra delle parti. Accadeva grazie a caratteristiche profonde che uomini come Boldrini e come il suo grande amico e conterraneo Benigno Zaccagnini, il partigiano «Tommaso Moro», avevano: un profondo rigore morale, la convinzione che la politica dovesse essere animata da tensione etica, la sobrietà, la capacità di pensare ai «tempi lunghi», di avere una visione, di possedere «senso dello Stato», delle istituzioni.

Arrigo Boldrini è stato, per tutta la sua vita, un custode attento e tenace della memoria storica di quella stagione.

Dopo aver fatto quel che avrebbe già potuto riempire l’esistenza di una persona, si è impegnato per anni e anni, con la stessa passione, a non disperdere il patrimonio ideale della Resistenza. Un impegno prezioso, soprattutto nei momenti in cui da alcune parti si è tentato di far calare l’oblio su quelle pagine della nostra vicenda nazionale, come a voler facilitare una sorta di equiparazione delle parti in conflitto. Tutto indistinto, tutto uguale: gli uomini in lotta, le loro idee. Una sorta di «indistinzione» volta a confondere fascismo e antifascismo, i torti e le ragioni, carnefici e vittime. Boldrini era la prova «fisica» che non è così, che non è lecito sostenere tesi di questo tipo se non negando la storia. È vero, ed è giusto: finito il tempo delle ideologie, si può discutere liberamente di tutto, in modo più sereno rispetto al passato.

Una cosa, però, è assolutamente chiara e netta, e non è mai inutile ripeterlo: non si può in alcun modo pensare di equiparare Salò e la Resistenza, il fascismo e l’antifascismo.

Fu giusta una sola scelta: quella compiuta da chi, comunista o socialista, azionista, cattolico o liberale, combatté contro coloro che collaborarono alle stragi naziste, alle rappresaglie e alle deportazioni, condividendo le tremende responsabilità del rastrellamento del Ghetto, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema; quella compiuta da chi si oppose a un regime e a una politica che anche nel nostro Paese produsse la vergogna delle leggi razziali, la discriminazione e la persecuzione degli ebrei, la loro deportazione in campi da dove tanti non fecero ritorno.

È lì, nella Resistenza, che affonda le sue radici la nostra Repubblica. È grazie a quella rinascita civile e morale che si sono potuti affermare i principi fondamentali della nostra Costituzione, della quale proprio questa mattina verranno celebrati, alla Camera dei deputati e alla presenza del Presidente Napolitano, i sessant’anni di vita.

Se oggi noi tutti viviamo in una democrazia lo dobbiamo agli uni, e non agli altri. Se i nostri figli possono pensare al proprio futuro in un paese libero, in un grande paese europeo, lo devono agli uni, e non agli altri. A uomini come Arrigo Boldrini, che meritano, oggi e per sempre, il nostro grazie. E il mio, anche per l’affetto e persino la tenerezza con cui ha sempre seguito il mio lavoro.


Walter Veltroni
9 gennaio 2008
Sulla 194
SOCIETA'
Il Foglio ha aperto un dibattito sulla legge dell'aborto, così ho scritto una lettera al direttore, che è stata pubblicata oggi.

Caro Ferrara,

ho letto sul “Foglio” il “noi si aspetta”, riguardo all’invito per un incontro col Pd sulla campagna da te lanciata riguardo ai temi dell’interruzione delle gravidanze.

Dico subito che ritengo certamente utile questo incontro, le cui modalità saranno presto definite.

Non ritengo infatti banali né strumentali le questioni poste, che interrogano le coscienze, pongono problemi di natura morale. E credo giusto che anche una sede politica trovi modi e forme di discussione e confronto, non soltanto al suo interno.

Leggo anche che tu giudichi un segno di debolezza e mentalità ideologica quello che ho detto nell’intervista a “Repubblica” e che sintetizzi con l’espressione “la 194 non si tocca”. Per la verità ho detto qualcosa di più, qualcosa che peraltro interloquisce con le sollecitazioni poste anche sul tuo giornale.

Ho definito la legge 194 una conquista di civiltà che deve essere difesa e l’ho motivato così: “Si è dimostrata una legge contro l’aborto, visto che le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 44%” e – aggiungo – è stata debellata la piaga degli aborti clandestini e difesa la salute e la dignità di tante donne.

Ma non mi spaventa – ho ancora aggiunto – una discussione di merito, che tenga a rafforzare gli aspetti di prevenzione, “perché l’aborto non è un diritto assoluto, ma è sempre un dramma da contrastare” e da prevenire.

In questo senso ho molto apprezzato anche l’iniziativa assunta dal Ministro Livia Turco di richiedere su queste materie autorevoli pareri al Consiglio Superiore di Sanità. Lo considero un approccio serio e responsabile per un confronto costruttivo, davvero laico e che proprio per essere tale dovrà essere sgombro da pregiudizi e idelogismi. E’ questo lo spirito con cui anche il Pd intende misurarsi su questo tema. Lo faremo tra noi, lo faremo con la società, lo faremo anche con lei, con autentica disponibilità al dialogo.

Walter Veltroni

19 dicembre 2007
I diritti civili in cui crede il Pd
SOCIETA'
Ho scritto al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, questa lettera:


Caro direttore, non so, come ha scritto Mirian Mafai, se l'Italia odierna si possa definire meno laica rispetto a quella di quarant'anni fa. So che oggi vedo un Paese più moderno, dove i costumi e le relazioni tra le persone si informano a fondamentali principi di libertà, a un sostanziale rispetto dei diritti individuali e delle identità.

So che nella vita quotidiana i rapporti tra gli individui, e non solo tra le giovani generazioni, non somigliano a quelli tipici della società italiana di quarant'anni fa, quando provincialismo, moralismo e anche una buona dose di bigottismo erano molto diffusi.

Allora cominciarono avanguardie e movimenti a introdurrenell'agenda politica temi e conquiste che si imposero poi nella società. Oggi, come nel caso delle coppie di fatto richiamato dall'articolo di Mafai, è la politica ad essere chiamata a dare risposte legislative adeguate e moderne, in linea con il costume, il sentire diffuso, i cambiamenti della società. La politica deve riuscire a far questo, e il Parlamento è il luogo naturale dove confrontare i diversi convincimenti, le diverse idee e sensibilità che attraversano il Paese. Nell'unico modo possibile e in grado di condurre ad una soluzione il più possibile condivisa: in un clima di autentico rispetto, di dialogo vero, di consapevolezza che su temi come questi, che riguardano anche i dettami della coscienza, si sgomberi davvero il terreno da integralismi e fondamentalismi, e si possa serenamente affermare il basilare principio della laicità. Laicità delle istituzioni repubblicane, laicità dei comportamenti e delle posizioni individuali, tanto più preziosa quando si affrontano i complessi nodi delle questioni eticamente sensibili. E c'è l'occasione del dibattito sui CUS, che ritengo siano un'ottima base su cui insieme riflettere.

A Roma, dove l'altro giorno il Consiglio Comunale non è riuscito ad approvare nessun atto sul tema delle "Unioni civili", è successo il contrario. Ma ad essere sconfitto, vorrei dire a Miriam, non è stato il Partito democratico, che anzi, tutto insieme, ha cercato di offrire, attraverso un ordine del giorno coraggioso ed equilibrato, un terreno di confronto avanzato, serio e rispettoso di tutte le sensibilità. La sconfitta è stata un'altra. Vittima di integralismie forzature di vario genere è stata la possibilità (reale) di far sì che la città di Roma chiedesse a voce alta al Parlamento di dare una risposta adeguata e moderna alle aspettative di tanta parte della società, impegnandosi, dal canto suo, a rafforzare tutti gli strumenti già esistenti (a legislazione vigente) contro le discriminazioni e per la tutela dei diritti delle persone, con il criterio della "famiglia anagrafica". A Roma, in questi anni e senza proclami, i diritti sono stati tutelati e rafforzati (con strumenti come questo che le attuali leggi consentono ai Comuni) a favore di nuclei familiari di fatto su aspetti fondamentali nella vita delle persone: le domanda per alloggi popolari, le graduatorie per gli asili nido, alcuni servizi per anziani.
Sulle due delibere di iniziativa popolare e consiliare, la cui eventuale approvazione non avrebbe avuto nient'altro che un mero valore simbolico, senza poter migliorare di una virgola la condizione di vita delle coppie di fatto, non c'era una maggioranza sicura e comunque il loro contenuto era legittimo ma discutibile e non da tutti condiviso. Per questo il gruppo del Pd aveva presentato il suo ordine del giorno, che aveva esattamente lo scopo di non lasciare afasica su questo tema l'Aula Giulio Cesare. Non mi stupisce l'atteggiamento ostile della destra, che tranne alcune eccezioni ha dimostrato poca sensibilità su temi che riguardano la vita delle persone e la lotta ad ogni discriminazione. Comprendo meno, sinceramente, gli interventi letti sul settimanale allegato al quotidiano "Avvenire", contrari alla presentazione dell'ordine del giorno. Rispetto le opinioni e le sensibilità di tutti, ritengo non solo legittimi mafecondi per la politicainterventi e pronunciamenti della Chiesa, ma l'autonomia e la laicità dello Stato e delle istituzioni non possono essere messi in discussione. E comprendoancora meno, con altrettanta sincerità, il comportamento dei gruppi consiliari della sinistra radicale, chefacendo mancare il loro voto favorevole, hanno impedito l'approvazione dell'ordine del giorno presentato dal Partito democratico. O forse riesco a comprenderlo in un'ottica molto più piccola rispetto ai temi in discussione, alla luce di dichiarazioni di esponenti di questa area più legate a questioni di politica nazionale che al merito della cosa. La questione delle Unioni civili, insomma, come una bandiera da agitare, come un pretesto per obiettivi lontani dalle esigenze di civiltà affermate.

In questo senso dovrebbe far riflettere anche la scarsa partecipazione di cittadini alla manifestazione convocata dai promotori delle delibere.
Per questo dico che ad essere sconfitto nonè stato il Pd, che anzi in un passaggio così delicato ha dimostrato intelligente compattezza, senso di responsabilità e autentica laicità. Quella laicità che lacittà diRoma vuole tutelare. E che l'approvazione del documento proposto avrebbe appunto contribuito a tutelare, lungo la linea tracciata con chiarezza in questi anni. Non so se quarant'anni fa sarebbe stato possibile dedicare una via ad omosessuali vittime di violenza e pregiudizi omofobi o se un'Amministrazione Comunale si sarebbe costituita parte civile a favore di queste vittime. E non so se si sarebbero dati i patrocini dell'Assessorato alle pari opportunità all'annuale appuntamento di Piazza Farnese. Questo, a Roma, accade e continuerà ad accadere, senza bisogno di brandire le armi dell'intolleranza o dell'integralismo, procedendo con i soli strumenti possibili ed efficaci: quelli del libero ascolto, del civile dialogo, del laico confronto che nasce dal rispetto del ruolo delle istituzioni e dei convincimenti di tutti e di ciascuno.

Walter Veltroni

28 novembre 2007
Primarie a primavera
POLITICA
I giovani che più credono nel Pd, sinistra giovanile, giovani della margherita, singole associazioni che non si sono mai impegnate a fianco di un partito, mi hanno scritto una lettera per chiedere di essere coinvolti nel Pd a pieno titolo.
Io gli ho risposto poi, con Dario Franceschini, gli abbiamo proposto di organizzare le primarie di primavera. Il video della conferenza in cui assieme a loro abbiamo presentato la proposta lo trovate sul sito dei DS, sul blog dei fermenti democratici e presto su la nuova stagione.

Care ragazze, cari ragazzi,

il Partito Democratico fin dalla sua nascita ha voluto coinvolgere i giovani ad ogni livello. Al momento di definire le regole di svolgimento delle primarie abbiamo deciso di coinvolgere anche i minorenni. Per la prima volta nella storia della politica italiana si è potuto votare a 16 anni e ancora più importante, ci si è potuti candidare.

Durante le primarie ho chiesto ai candidati impegnati nelle liste al mio fianco di distribuire davanti alle scuole una mia lettera. Per invitare i ragazzi ad andare a votare. È stato un momento importante e bello. Un lunedì mattina in cui in tutta Italia siamo andati incontro ai più giovani, confrontandoci, accogliendo anche lo scetticismo di chi fra loro pensava a una chiamata strumentale. Non è così. I giovani sono un patrimonio, una delle risorse più importanti per l’Italia, per questo credo che anche alle amministrative si possa votare a 16 anni.

Nella vostra lettera parlate d’interesse generale. Secondo un sondaggio condotto dal New York Times con la CBS e MTV, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni negli Stati Uniti voterebbe per i Democratici. Le domande condotte hanno riguardato i diritti civili, il sistema sanitario, i nuovi immigrati, i temi etici.

Sono questi i temi del Pd. Nel Partito democratico svilupperemo assieme le culture della legalità, dell'ambiente, coltiveremo un sistema di valori che include la solidarietà e il rispetto degli altri. Incontro di continuo centinaia di ragazze e ragazzi, e non condivido la rappresentazione che se ne da. Pochi episodi, a volte gravi, sono usati per mettere un marchio sulle giovani generazioni senza considerare le migliaia di ragazze e ragazzi che studiano, lavorano, hanno valori profondi, fanno volontariato e si impegnano nelle attività culturali. In questo caso vale il principio per cui fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Invece bisogna fare attenzione alla foresta che cresce.

Per fortuna, diversamente da come la pensano gli adulti, sono vive in voi le parole di Bob Dylan: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.

Penso ai vostri coetanei di Addio Pizzo: hanno scelto di fare acquisti solo presso i negozianti palermitani che rifiutano di versare denaro alla mafia. Quei ragazzi stanno restituendo a degli imprenditori la loro libertà, quella di agire lealmente sul mercato.

Il Partito Democratico ha bisogno dei vostri sogni, delle vostre speranze, della vostra voglia di futuro. Deve avvicinarsi a quelli che oggi hanno sfiducia nella politica. Dobbiamo dirgli assieme di “essere loro la politica”, come hanno fatto i loro coetanei candidatisi ed eletti alla nostra Assemblea Costituente.

Per questo spero che in primavera si possano tenere le primarie dei giovani, aperte agli italiani nuovi e ai nuovi italiani, quegli immigrati di seconda generazione a cui si devono riconoscere diritti certi. È necessario che i giovani possano da subito sperimentare il confronto, e il meccanismo delle primarie mi sembra quello ideale.

Non per descrivervi, come fanno spesso gli istituti di ricerca, né per dare di voi la rappresentazione che vogliamo, la copia in sedicesimo di altre strutture, replicandone pregi e difetti.

Vorrei definissimo assieme le regole per partecipare, poi le primarie di primavera faranno venire alla luce la ricchezza nella diversità, la capacità di portare in politica, prendendole a prestito dalla vita di tutti i giorni, le vostre esperienze di comunità: a scuola, in rete, nelle università, nelle associazioni, sui luoghi di lavoro, per poi vedervi partecipare alla vita del Pd in base alle vostre capacità e conoscenze e non per una compensazione anagrafica.

Penso alle migliaia di professionisti in maggioranza “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, alle decine di factory che portano avanti progetti culturali creati e seguiti da giovani di talento, ai ricercatori universitari che sanno benissimo come il sapere dovrebbe stare a cuore ad ogni parte politica, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non discuteremo mai di quello di cui parlano la sera a tavola: le tasse, come arrivare a fine mese, i problemi dell’assistenza sociale.

Non so ancora come sarà questo movimento. Lo decideremo assieme.

Di sicuro dovrà partire dalla Sinistra Giovanile e dai giovani della Margherita. Di sicuro dovrà coinvolgere i ragazzi che rappresentano una risorsa per il Paese e che hanno voglia di affacciarsi per la prima volta alla politica. Persone che sono nate senza conoscere i grandi partiti da cui proveniamo.

Per questo immagino una costellazione di strumenti, più cose diverse, per parlare a più ragazzi possibile. Per questo immagino un movimento nuovo, aperto, una rete fatta di nodi interscambiabili, in grado di sollecitare e valorizzare anche in politica le energie che vi contraddistinguono. Una rete che si rivolgerà ai giovani in tanti modi: dall’agorà di internet e dagli incontri sul territorio, fino a una webradio, cortometraggi, mobilitazioni via sms.

Le primarie di primavera arricchiranno il Partito Democratico dei giovani italiani, e delle loro idee rendendolo ancora di più una forza innovativa e contemporanea.

Per questo il futuro sarà soprattutto il vostro.

La scommessa è fare, insieme, un paese diverso, un’Italia nuova.

Walter Veltroni
21 novembre 2007
Una nottata particolare
POLITICA

È stata una settimana intensa, densa di avvenimenti. Tra i molti, sottolineo in particolare la notte fra giovedì e venerdì quando a New York, al palazzo di Vetro dell'Onu, la commissione per i diritti umani ha approvato la proposta italiana di moratoria della pena di morte sostenuta con grande impegno nel nostro Governo da Massimo D’Alema e Emma Bonino. Oltre 70 paesi hanno approvato un testo che stabilisce lo stop alla pena capitale nei paesi che ancora la praticano e l’impossibilità di reintrodurla in quelli che l'hanno già abolita. La moratoria non è ancora sul tavolo dell’Assemblea per il voto definitivo, ma si è trattato comunque di un risultato importantissimo, ottenuto con un gesto con il quale, per una volta, l’utopia si è realizzata e quella moratoria per cui ci battevamo da dieci anni è a un passo dal concretizzarsi.
 
Definire come utopia l’abolizione della pena di morte pare assurdo: la pena capitale non dovrebbe rientrare nel codice penale di alcun paese.
Come già successo in passato, alcuni dei paesi nei quali è praticata sostengono che essa è solo uno strumento per risolvere un “affare interno”. Noi non siamo di questo avviso. Certamente occorre rispettare le culture e le diversità, i sistemi economici e sociali, ma questo deve essere fatto nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Occorrerà ribadire, allora, in tutte le sedi, da quelle politico-istituzionali ai luoghi di confronto dell’opinione pubblica, nei dibattiti, nei convegni, sulle pagine dei giornali, che la pena di morte è inutile. E’ una pena orribile che non ha nessun effetto di deterrenza e di riduzione dei reati gravi. Questa è una realtà storica, statistica: la giustizia non ha bisogno della pena di morte. Eppure, al contrario, oggi ancora abbiamo bisogno di votare una moratoria di queste azioni. Fare politica vuol dire battersi per i diritti di ciascun uomo  partendo da alcuni diritti essenziali. Mai, in ogni caso e per nessuna ragione possiamo arbitrariamente privare una persona del proprio diritto all’esistenza, abbassandoci al livello di chi compie il crimine più orrendo. Per questo dobbiamo lottare. Per un futuro che non sia minato dall’odio o dalla vendetta. Per spezzare una catena di dolore altrimenti infinita. Per far si che nessuno debba mai piangere un padre, un figlio o un fratello giustiziato.
Noi non rinunceremo mai a sperare che la pena di morte possa scomparire dalla scena della storia. Non rinunceremo mai a credere che un giorno ogni uomo sarà convinto della verità contenuta nelle parole che Dostoevskij fece dire, in uno dei suoi capolavori, al principe Mirskij: “Uccidere chi ha ucciso è un castigo senza confronto maggiore del delitto stesso. L’assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell’assassinio brigantesco”.
 

Walter Veltroni


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permalink | inviato da walter veltroni il 21/11/2007 alle 21:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
14 novembre 2007
Contro tutti i fascismi
POLITICA
Le responsabilità dell'Olocausto sono in parte anche italiane, di quegli italiani che indossavano camicie nere e gridavano me ne frego. Lo dico rientrando in Italia come l'ho detto ringraziando i duecentotrentasei  ragazzi che sono stati con me ad Auschwitz assieme a sei sopravvissuti a quell'orrore. Ma se abbiamo parlato del nazismo  questo non fa della Germania un cattivo Paese: la Germania e' un Paese straordinario e non dobbiamo dimenticare che parte delle colpe
ricadono anche sugli italiani.
Con noi c'era Piero Terracina che ieri ha festeggiato a Cracovia i suoi settantanove anni con un gesto semplice ma grandissimo. Piero ha scoperto, per la prima volta, il tatuaggio che ha ricevuto ad Auschwitz e ci ha detto di non averlo  mai fatto perchè aveva un desiderio fortissimo di vivere da persona normale, che cercava di nasconderlo. E oggi lo mostra senza vergogna e senza orgoglio.
Con noi c'era anche Goti Bauer che il tatuaggio lo ha cancellato chirurgicamente tanti anni fa, ma gli è rimasto dentro. "Ho l'anima tatuata", ci ha detto. Quel tatuaggio dovremmo averlo tutti, come monito contro tutti i fascismi.

Walter Veltroni




permalink | inviato da walter veltroni il 14/11/2007 alle 13:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
31 ottobre 2007
I lager sono tutti uguali
CULTURA
Ho visto le foto dei campi di concentramento di Pol Pot su un quotidiano.
Erano delle foto agghiaccianti, non diverse da quelle che tra dieci giorni troverò andando ad Auschwitz con gli studenti di alcune scuole di Roma.
Sono diversi i colori delle bandiere, sono diverse le motivazioni, ma le vite degli esseri umani sono le stesse. Dobbiamo ricordare tutti che gli orrori delle dittature che hanno represso le libertà individuali sono uguali a prescindere dalle bandiere che li hanno ispirati.
C'è un'irripetibilità della vita di chi era recluso nei campi che non merita di essere archiviata sotto una diversa specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l'una cosa o l'altra, essendo la stessa: la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità per un essere umano di vivere la propria vita, affermando le proprie idee o avendo la propria religione.
Serve coraggio nel rapporto con il comunismo. Quello che bisogna dichiarare per essere creduti, rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo, si trova nella concreta vita di milioni di persone. Nessuno di noi ha il diritto di rimuovere ciò che è stato o di attribuire al tempo la possibilità
di rimuovere le tracce, anche morali, di ciò che è stato. Anche quei vertici impensabili del male che hanno finito per macchiare il mondo intero.

Walter Veltroni
23 ottobre 2007
La mia solidarietà a Gad Lerner
SOCIETA'
 "Ho letto sul sito di Gad Lerner della raffica di insulti antisemiti indirizzati a lui dopo una puntata dell'Infedele dalle frequenze di 'Radio Padania'. Chi parla al pubblico attraverso i media non può permettersi e permettere certe odiose inciviltà.
Quelle parole contro gli ebrei sono una vergogna di fronte alla quale occorre reagire con fermezza e determinazione.
E' dovere di tutti opporsi al pericoloso riaffacciarsi di un odio che nessuno, nel nostro Paese che ha saputo lottare per la democrazia, vuole rivivere. A Gad esprimo la mia solidarietà e la conferma di un impegno contro l'antisemitismo e ogni forma di razzismo".

Walter Veltroni