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LANUOVASTAGIOI
21 novembre 2007
Una nottata particolare
POLITICA

È stata una settimana intensa, densa di avvenimenti. Tra i molti, sottolineo in particolare la notte fra giovedì e venerdì quando a New York, al palazzo di Vetro dell'Onu, la commissione per i diritti umani ha approvato la proposta italiana di moratoria della pena di morte sostenuta con grande impegno nel nostro Governo da Massimo D’Alema e Emma Bonino. Oltre 70 paesi hanno approvato un testo che stabilisce lo stop alla pena capitale nei paesi che ancora la praticano e l’impossibilità di reintrodurla in quelli che l'hanno già abolita. La moratoria non è ancora sul tavolo dell’Assemblea per il voto definitivo, ma si è trattato comunque di un risultato importantissimo, ottenuto con un gesto con il quale, per una volta, l’utopia si è realizzata e quella moratoria per cui ci battevamo da dieci anni è a un passo dal concretizzarsi.
 
Definire come utopia l’abolizione della pena di morte pare assurdo: la pena capitale non dovrebbe rientrare nel codice penale di alcun paese.
Come già successo in passato, alcuni dei paesi nei quali è praticata sostengono che essa è solo uno strumento per risolvere un “affare interno”. Noi non siamo di questo avviso. Certamente occorre rispettare le culture e le diversità, i sistemi economici e sociali, ma questo deve essere fatto nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Occorrerà ribadire, allora, in tutte le sedi, da quelle politico-istituzionali ai luoghi di confronto dell’opinione pubblica, nei dibattiti, nei convegni, sulle pagine dei giornali, che la pena di morte è inutile. E’ una pena orribile che non ha nessun effetto di deterrenza e di riduzione dei reati gravi. Questa è una realtà storica, statistica: la giustizia non ha bisogno della pena di morte. Eppure, al contrario, oggi ancora abbiamo bisogno di votare una moratoria di queste azioni. Fare politica vuol dire battersi per i diritti di ciascun uomo  partendo da alcuni diritti essenziali. Mai, in ogni caso e per nessuna ragione possiamo arbitrariamente privare una persona del proprio diritto all’esistenza, abbassandoci al livello di chi compie il crimine più orrendo. Per questo dobbiamo lottare. Per un futuro che non sia minato dall’odio o dalla vendetta. Per spezzare una catena di dolore altrimenti infinita. Per far si che nessuno debba mai piangere un padre, un figlio o un fratello giustiziato.
Noi non rinunceremo mai a sperare che la pena di morte possa scomparire dalla scena della storia. Non rinunceremo mai a credere che un giorno ogni uomo sarà convinto della verità contenuta nelle parole che Dostoevskij fece dire, in uno dei suoi capolavori, al principe Mirskij: “Uccidere chi ha ucciso è un castigo senza confronto maggiore del delitto stesso. L’assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell’assassinio brigantesco”.
 

Walter Veltroni


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permalink | inviato da walter veltroni il 21/11/2007 alle 21:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa