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LANUOVASTAGIOI
9 gennaio 2008
Sulla 194
SOCIETA'
Il Foglio ha aperto un dibattito sulla legge dell'aborto, così ho scritto una lettera al direttore, che è stata pubblicata oggi.

Caro Ferrara,

ho letto sul “Foglio” il “noi si aspetta”, riguardo all’invito per un incontro col Pd sulla campagna da te lanciata riguardo ai temi dell’interruzione delle gravidanze.

Dico subito che ritengo certamente utile questo incontro, le cui modalità saranno presto definite.

Non ritengo infatti banali né strumentali le questioni poste, che interrogano le coscienze, pongono problemi di natura morale. E credo giusto che anche una sede politica trovi modi e forme di discussione e confronto, non soltanto al suo interno.

Leggo anche che tu giudichi un segno di debolezza e mentalità ideologica quello che ho detto nell’intervista a “Repubblica” e che sintetizzi con l’espressione “la 194 non si tocca”. Per la verità ho detto qualcosa di più, qualcosa che peraltro interloquisce con le sollecitazioni poste anche sul tuo giornale.

Ho definito la legge 194 una conquista di civiltà che deve essere difesa e l’ho motivato così: “Si è dimostrata una legge contro l’aborto, visto che le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 44%” e – aggiungo – è stata debellata la piaga degli aborti clandestini e difesa la salute e la dignità di tante donne.

Ma non mi spaventa – ho ancora aggiunto – una discussione di merito, che tenga a rafforzare gli aspetti di prevenzione, “perché l’aborto non è un diritto assoluto, ma è sempre un dramma da contrastare” e da prevenire.

In questo senso ho molto apprezzato anche l’iniziativa assunta dal Ministro Livia Turco di richiedere su queste materie autorevoli pareri al Consiglio Superiore di Sanità. Lo considero un approccio serio e responsabile per un confronto costruttivo, davvero laico e che proprio per essere tale dovrà essere sgombro da pregiudizi e idelogismi. E’ questo lo spirito con cui anche il Pd intende misurarsi su questo tema. Lo faremo tra noi, lo faremo con la società, lo faremo anche con lei, con autentica disponibilità al dialogo.

Walter Veltroni