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I lager sono tutti uguali

Ho visto le foto dei campi di concentramento di Pol Pot su un quotidiano.
Erano delle foto agghiaccianti, non diverse da quelle che tra dieci giorni troverò andando ad Auschwitz con gli studenti di alcune scuole di Roma.
Sono diversi i colori delle bandiere, sono diverse le motivazioni, ma le vite degli esseri umani sono le stesse. Dobbiamo ricordare tutti che gli orrori delle dittature che hanno represso le libertà individuali sono uguali a prescindere dalle bandiere che li hanno ispirati.
C'è un'irripetibilità della vita di chi era recluso nei campi che non merita di essere archiviata sotto una diversa specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l'una cosa o l'altra, essendo la stessa: la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità per un essere umano di vivere la propria vita, affermando le proprie idee o avendo la propria religione.
Serve coraggio nel rapporto con il comunismo. Quello che bisogna dichiarare per essere creduti, rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo, si trova nella concreta vita di milioni di persone. Nessuno di noi ha il diritto di rimuovere ciò che è stato o di attribuire al tempo la possibilità
di rimuovere le tracce, anche morali, di ciò che è stato. Anche quei vertici impensabili del male che hanno finito per macchiare il mondo intero.

Walter Veltroni

Pubblicato il 31/10/2007 alle 11.53 nella rubrica Diario.

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